domenica 24 maggio 2015

'O SPAGHETTO CÀ PUMMAROLA




Era sabato 8 settembre 1984. Arrivammo a Napoli in treno di primo mattino. Eravamo partiti la sera prima dalla stazione Centrale di Milano in cuccetta e, anche se i posti disponibili nello scompartimento erano 4 lo avevamo occupato solo noi due. Era stato un bel viaggio. Del resto in quei momenti era tutto bello; eravamo partiti per il nostro viaggio di nozze. La nostra destinazione finale era l'isola di Vulcano nelle Eolie. Avevamo prenotato e pagato tramite un agenzia di viaggi il soggiorno presso l'Eolian Hotel. Per il viaggio, sia all'andata che al ritorno, dovevamo pagare i biglietti sul posto. Non ridete, all'epoca internet lo usavano solo i militari degli USA. La ragazza dell'agenzia ci aveva consigliato di utilizzare il treno fino a Napoli e da lì raggiungere Vulcano con il Jumbo aliscafo.
Arrivati alla stazione di Napoli lasciammo i bagagli presso il deposito della stazione e, con un taxi, andammo al porto per fare i biglietti dell'aliscafo la cui partenza era prevista per le 16. Arrivammo a destinazione e ricordo che pagai 15.000 lire. Dopo aver fatto i biglietti decidemmo di prendere un autobus per tornare verso la stazione. Mentre eravamo fermi alla fermata si avvicinò una signora che, molto cortesemente, consigliò a me di togliere l'orologio e ad Alessandra i braccialetti e la collana. Seguimmo prontamente il suo consiglio e confesso che la cosa ci turbò un poco. Salimmo sull'autobus; era stracolmo e Alessandra alla seconda fermata volle scendere. Si sentiva più tranquilla ad andare a piedi. Praticamente andammo dalla stazione marittima a quella ferroviaria percorrendo tutto Corso Umberto I. Come faccio a ricordarmelo? Semplice; c'erano una quantità di negozi di scarpe e Alessandra si fermò a tutte le vetrine senza mai entrare. Inutile dire che percorrere in questa maniera un tragitto ti sembra e ti stanchi come averne fatto almeno il doppio. Quando arrivammo in prossimità della stazione mi disse che aveva male ai piedi e voleva prendersi un paio di sandali. Per fortuna tornammo indietro solo di qualche centinaio di metri.

mercoledì 25 marzo 2015

QUICHE RICOTTA, PEPERONI E ZUCCHINE


Ebbene sì. Sono arrivato al punto di dover prendere una decisione. Sono poco più di 4 anni che ho cominciato questa avventura di questo blog. Nato solo per tenere memoria delle mie ricette, con il passare del tempo, si è trasformato in un modo per condividere la mia passione con altri dandomi l'opportunità di conoscere tante persone di cui alcune veramente fantastiche. Quest'ultima funzione l'ha svolta in particolar modo l'MTC e ricordo con piacere la prima ricetta inviata, l'attesa dei premi, la scoperta della nuova sfida, i primi incontri e le tante iniziative promosse.
Mi sono però reso conto che da qualche tempo mi trovo a trascurare questa mia creatura per una serie di motivi che sarebbe lungo e tedioso elencare. Premesso che quando faccio qualche cosa cerco di farla al meglio delle mie possibilità il fatto di non riuscire a gestire come vorrei questo blog mi sta facendo valutare la possibilità di, come si suol dire, chiudere baracca e burattini.
Sinceramente alla fine dello scorso mese quando, nonostante le diverse idee che mi erano venute per preparare i baci oggetto della sfida dell'MTC, tra cui uno ripieno con la mia namelaka all'arancia, non sono riuscito a farne nemmeno uno, il desiderio di abbandonare è stato veramente forte.
Il dubbio mi è tornato perché esiste la possibilità, ancorché remota, che riesca a breve a realizzare un sogno e che possa al contempo avere più tempo da dedicare al blog.
Strano è che questi dubbi mi siano venuti proprio quando ho vinto il concorso Chef per una notte del Giornale di Brescia per la categoria antipasti. Avrei voluto fare un post al riguardo ma .... Forse potrebbe essere l'ultimo post del blog.


Intanto partecipo alla sfida di questo mese anche perché è proposta dalla cara Flavia (Elisa Baker) del blog Cuocicucidici e non potevo proprio mancare. La sfida verte su una torta salata realizzata con la pasta brisée di Michel Roux che ho realizzato seguendo pedestremente le indicazioni fornite da Flavia mentre per la farcia ho pensato ad una ricotta con peperoni e zucchine. Le carote sono servite solo a dare un po' di colore e per ottenere un effetto fiorellino.


Questa volta l'assaggio è stato fatto da mia moglie Manu e da mio figlio Giacomo. Personalmente avrei preferito un po' più cotta la base che nonostante abbia aumentato i tempi di cottura indicati è rimasta leggermente più umida verso l'interno; forse avrei dovuto allungare ancor di più il tempo di cottura in bianco.
Comunque è stata apprezzata e spazzolata.

Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di marzo 2015


martedì 27 gennaio 2015

HAPPY BIRTHDAY ALE - A FUGASSA


Happy birthday Ale.
Ti ho conosciuta virtualmente 4 anni fa. Infatti nel gennaio del 2011 ho partecipato per la prima volta all'MTC. Abbiamo corso il rischio di conoscerci di persona in diverse occasioni, dal raduno in Franciacorta che avevo organizzato nel novembre del 2011 ai vari tuoi inviti nel Masonshire a cui, per svariati motivi, non ero mai riuscito ad intervenire fino al 5 dicembre 2013 quando, alla presentazione a  Genova del primo libro dell'MTC, finalmente, sono riuscito ad abbracciarti.
Fin dai nostri primi contatti mi sono reso conto che eri una persona fuori dal comune. Ho sempre apprezzato la tua capacità di parlare dei più svariati argomenti facendo intendere la tua preparazione e competenza senza mai essere saccente.
Leggere i tuoi post che analizzavano e criticavano trasmissioni che in quel momento andavano per la maggiore, leggi X-Factor e la prima edizione di MasterChef, era una vera goduria
Come un vero piacere era attendere il primo del mese non tanto per sapere chi avesse vinto la sfida dell'MTC quanto per leggere i premi e, confesso, mi inorgogliva quando scoprivo di essere tra i premiati. Ricordo ancora il matrimonio virtuale con l'Araba Felice.
Come, ad ogni partecipazione all'MTC, attendo con ansia i tuoi commenti, mai banali, forse un po' troppo buoni con il sottoscritto ma che mi riempiono di soddisfazione.
Non potevo quindi non accogliere con entusiasmo l'invito della nostra cara Flavia e farti i nostri auguri virtuali riproponendo una tua ricetta dal tuo blog An Old Fashioned Lady
A settembre dello scorso anno, quando ero ancora al ristorante, avevo rifatto la French Chocolate Cake; questa volta ho voluto provare A Fugassa


Diciamo subito che mi è venuta un poco bassa e ciò dovuto al fatto che con la stessa quantità di ingredienti di Alessandra ho fatto una teglia da 40x50 e non da 30x40 come indicato nella sua ricetta.
Di conseguenza è risultata bella croccante con mio grande piacere e un po' meno della Manu visto che lei la preferisce morbidosa.
Comunque l'ha mangiata più che volentieri.
La sua croccantezza mi ha fatto ricordare una focaccia che mangiavo a metà mattina quando facevo le medie e la acquistavo in una delle più vecchie fornerie di Brescia che, come tanti altri piccoli negozi, hanno poi chiuso i battenti per sempre. Ricordo in particolare quella leggermente insaporita con dei pezzettini di cipolla posti all'interno dei buchini. 
Credo che prossimamente proverò a rifare la fugassa così.


Le farine che ho utilizzato sono del Molino Pivetti che, tramite la gentilissima Elisa Bersani e il Responsabile Marketing Riccardo Bersani, mi hanno omaggiato prima di Natale di alcune loro farine con l'invito a provarle e testarle con cui, in particolare, ho fatto il panettone e la pizza scura di cui prossimamente pubblicherò il post.
Le due farine che ho utilizzato per questa ricetta sono state fantastiche a livello di assorbimento dell'acqua e alla fine, raggiunta l'incordatura, l'impasto era liscio, uniforme e compatto; anche la sua stesura non ha comportato problemi particolari se non il classico ritiro dovuto alla maglia glutinica.




mercoledì 21 gennaio 2015

INVOLTINI ALLA CARLO PORTA




La mia ultima partecipazione al Recipe-tionist, organizzato da Flavia del blog cuocicucidici, risale al giugno scorso; per svariati motivi la mia partecipazione ultimamente è piuttosto saltuaria e ciò mi dispiace perché questo è un gioco che mi diverte molto.
Mi piace l'idea di partire da una ricetta pubblicata sul blog ospite del mese e rifarla cercando di personalizzarla e/o interpretarla secondo i propri gusti. Il bello della sfida è che puoi re-interpretarla come vuoi però devi mantenere gli ingredienti con la possibilità di variarne solo uno e di aggiungerne solo un altro.
Questo mese, o meglio, mesi l'ospite è Valeria con il suo blog Murzillo Saporito. Valeria è già stata recipe-tionist nel mese di marzo 2012. Cavolo! sono passati quasi 3 anni e mi sembra ieri.
Allora avevo rifatto il filetto di pesce persico con salsa della passione piatto che mi era piaciuto molto.


Questa volta ho deciso di rifare gli involtini di Carlo Porta.
Leggendo il post di Valeria posso sicuramente dire che non sarò colpito della maledizione che accompagna questi involtini in quanto già sposato, ben due volte, per cui credo di aver già dato. 
Per quanto concerne il piatto mi ha ispirato fin dal primo momento per cui mi sono chiesto come l'avrei interpretato. Volevo aggiungere qualcosa di croccante per cui ho deciso di mettere all'interno dell'involtino solo il formaggio e di avvolgere lo stesso nello speck che in cottura è diventato ben croccante. Chiaramente cuocendo in questo modo lo speck il tutto è risultato molto più sapido per cui sale e pepe li ho usati solo per le cipolle. Appunto; le cipolle. Ho deciso di frullarle dopo la cottura creando una sorta di salsa.
Contrariamente a Valeria ho utilizzato la lonza di maiale ma solo perché questo era il pranzo di oggi anche per mia suocera e l'unica carne che riesco a farle mangiare è proprio la lonza per cui ho dovuto fare di necessità virtù.
Anche il tempo di cottura è stato un po' di più sia per garantirmi di cuocere bene la carne di maiale sia per rendere ben croccante lo speck.
Sono sicuro che la versione di Valeria sia spettacolare, prova ne sia la maledizione, ma vi assicuro che anche così non sono niente male.


Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di Dicembre 2014 - Gennaio 2015

lunedì 19 gennaio 2015

CANEDERLI ALLA CREMA DI FUNGHI PORCINI






Il tema di questo mese dell'MTC, scelto da Monica del blog One in a million e vincitrice della sfida di novembre 2014, sono i canederli.
Confesso che prima li avevo mangiati solo un paio di volte e rigorosamente in brodo. Buoni sì ma niente di memorabile.
Circa 10 anni fa, durante le ferie di agosto normalmente limitate alla settimana di ferragosto, la Manu e io abbiamo deciso di dedicare una giornata andando ad acquistare del vino e visto che la Manu adora i vini aromatici la scelta conseguente è stato di andare in Alto Adige percorrendo il tratto iniziale della strada del vino (Südtiroler Weinstraße) da Cortina (Kurting) a Appiano (Eppan) passando per Termeno (Tramin) e Caldaro (Kaltern). Chiaramente quando la Manu è in ferie è impensabile farla alzare ad un orario decente per cui siamo partiti in tarda mattinata. Quando siamo arrivati in zona era ormai ora di pranzo e dovevamo decidere dove andare a mangiare. Non avendo conoscenza alcuna ci siamo affidati ad un libricino dove erano riportati trattorie e ristoranti abbastanza vicine ai caselli autostradali. Dopo una veloce consultazione la Manu mi disse che la ispirava molto il ristorante Marklhof Bellavista in quanto la guida indicava che oltre alla cucina classica il locale era rinomato per la tartare di manzo e d'estate si poteva godere di un bellissimo panorama della vallata sottostante. Visto che la Manu raramente ha sbagliato una scelta ho acconsentito e, inserito l'indirizzo nel navigatore, ci siamo diretti verso il ristorante e, una volta giunti nel paese di Cornaiano Appiano, ci siamo ritrovati in una stradina appena più larga del Voyager in mezzo a dei vigneti e non si riusciva a capire dove portasse. Al limite, dissi alla Manu, se non troviamo il ristorante l'ambientazione può essere favorevole per dedicarsi ad altra "attività". Al termine della stradina ci ritrovammo nel cortile di un fabbricato che scoprimmo poi essere parte di un convento di agostiniani. Dopo aver parcheggiato entrammo in una porticina ritrovandoci in un bel atrio e di fronte a noi una porta finestra che dava su un bel cortile pavimentato, con gazebo e tavoli ben apparecchiati, che dava su un lato verso un vigneto e sugli altri due sulla vallata dell'Adige sottostante. Uno spettacolo. Dopo esserci accomodati, come sempre faccio quando vado per la prima volta in un locale, ho chiesto consiglio al cameriere il quale ci informò che la loro specialità era la tartara di manzo e i canederli. Ordinammo un piccolo antipasto composto da crostini di polenta accompagnati da funghi, formaggi e speck, i canederli al burro versato e la tartare il tutto accompagnato da un fantastico Lagrein. Antipasto molto buono, i canederli strepitosi tanto da chiederne il bis e la tartara, tagliata e condita davanti a noi da uno dei proprietari Heinrich Oberofer, era assolutamente spettacolare; ci informo poi che, mediamente, ne preparavano 8-9000 all'anno. Dopo aver terminato il pranzo con dessert e caffè pagammo il conto, assolutamente in linea con la qualità, e ci salutammo con i proprietari assicurandoli che saremmo assolutamente tornati. E così fu. Per i successivi 4 anni abbiamo sempre dedicato una giornata delle nostre ferie per tornare in quelle zone per acquistare i vino e per pranzare da Marklhof, coinvolgendo anche parenti ed amici.
Purtroppo il 4 novembre 2012 il locale ha chiuso i battenti in quanto i proprietari sono andati in pensione e gli eredi hanno intrapreso strade diverse. Non so se il locale è stato ceduto ad altri ma, se anche fosse, non ci andrò più perché non voglio correre il rischio di rovinare quelli che per me sono ricordi di bellissime giornate e che i fratelli Oberofer hanno contribuito a rendere tali.


Nel pomeriggio comprammo in un chiosco di un contadino vicino al lago di Caldaro delle mele che, tenute al fresco in cantina, durarono fino a gennaio e del vino rosso di Caldaro fatto con metodi naturali. Visitammo diverse cantine per acquistare Gewürztraminer, Müller Thurgau, Chardonnay, Riesling e Lagrein da Hofstätter e da Elena Walsh entrambe a Termeno.
Tornammo con l'auto piena di cartoni di vino e come già detto abbiamo replicato negli anni successivi.

Il canederlo aperto con il cucchiaio
Veniamo ai miei canederli. Nel post di lancio della sfida si impone che la ricetta sia pensata, articolata, con piena rispondenza fra teoria e pratica.
Premesso che avevo deciso di fare i canederli asciutti ho pensato ad un brodo che fosse una via di mezzo tra uno vegetale quindi più delicato ed uno di carne più strutturato e forte per cui ho aggiunto delle ossa di manzo al classico brodo vegetale e per un richiamo alla montagna delle bacche di ginepro.
Per il condimento ho approfittato del fatto che un mio ex rappresentante è un appassionato cercatore di funghi e ogni anno me ne regala qualcuno che di norma mi preparo immediatamente. Quest'anno non mi è stato possibile per cui li ho congelati utilizzati per farne una salsa e qualcuno per farli saltare ed aggiungerli al piatto.
Per i canederli non ho voluto usare lo speck ma la pancetta dolce (non affumicata) e un formaggio di malga delle nostre valli. Ho aggiunto il finocchietto selvatico perché ne adoro il profumo e ritenevo, a ragione, che ci stesse bene.
La scelta di aggiungere una fetta di bacon nasce dal fatto che, visti gli ingredienti, il piatto mi sembrava piuttosto morbido di sapore e di consistenza e il bacon croccante le compensa ambedue.
Nel suo post, Monica consiglia di fare una prova per vedere il comportamento del canederlo in cottura cosa che non ho fatto perché il risultato che ho ottenuto era esattamente quello da lei ben descritto.

Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di gennaio 2015



martedì 16 dicembre 2014

DOLCI REGALI - Perché non c'è 2 senza 3


E sono tre.
A circa un anno dall'uscita del primo libro dell'MTC oggi ci sarà la presentazione del terzo.
Un anno fa ci fu la pubblicazione de L'ora del paTè che in poche settimane andò esaurito tanto che l'editore ha provveduto subito a farne una ristampa. L'uscita di quel libro fu accompagnata dallo slogan "questo Natale niente biscotti" che, nei giorni precedenti l'uscita del libro, aveva invaso i social network creando una curiosità che ci ha realmente stupito. Per l'uscita del secondo libro, "Insalata da Tiffany", l'hastag coniato era stato #questoepiubello e anche stavolta siamo stati stupiti dalla curiosità che aveva generato. 
Questa volta non abbiamo fatto nulla ma usciamo oggi in contemporanea con un post di presentazione.
Il nuovo libro si intitola "Dolci Regali".
I primi due libro della collana aveva riguardato due sfide ben distinte e delineate, una sui patè e l'altra sulle Cesar Salad; questa volta si è partiti dalla sfida sui baba per ampliare l'argomento al periodo che va dalla fine del XVII secolo fino agli inizi del XIX, periodo che vide la nascita e la proliferazione della pasticceria come vera e propria arte.
Il termine regali nel titolo è inteso come aggettivo. Infatti le monarchie regnanti in quegli anni videro, l'arte del pasticcere e della realizzazione dei dolci, come un simbolo di potere che i monarchi rappresentavano,
Ecco quindi proliferare dolci lievitati e gonfi con forme che alludevano sia al potere terreno che a quello sovrannaturale.
Pertanto la parola regale significa "dei re".
Non si potevano però tralasciare i dolci dei poveri nati sempre in quel periodo per cui il libro contiene anche queste ricette.
A completamento altre 3 sezioni: lo zucchero (con sciroppi e bagne); le creme (oltre 50 ricette dalle versioni base alle variazioni sul tema) e "la Dispensa del Castello" con liquori, conserve, acque profumate, ecc.

Anche stavolta ho l'onore di vedere una mia ricetta inserita nel libro nella sezione creme; si tratta della Namelaka aromatizzata all'arancia che avevo realizzato nella sfida degli strudel (qui)

Anche questa volta il libro dell'MTChallenge non è fine a se stesso.
Acquistando una copia di "Dolci Regali" contribuirai alla creazione di una borsa di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link; http://www.piazzadeimestieri.it), un progetto rivolto ai giovani oggetto dellla dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta, dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della realtà, derivato proprio dall'apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l'introduzione all'arte, alla musica e al gusto.

COLOPHON
Titolo: Dolci regali
Casa editrice: Sacep editori
Collana: I libri dell'MTC
Direzione, coordinamento e editing Fabrizio Fassari e Alessandra Gennaro
Fotografie: Paolo Picciotto
Illustrazioni; Mai Esteve
Impaginazione: Barbara Ottonello
Prezzo: 18 Euro
ISBN 978-88-6373-
In vendita nelle principali librerie, su Amazon, Ibs, etc.

martedì 25 novembre 2014

PEANUTS'S MUFFINS


Fin da piccolo la lettura è stata una delle mie passioni.
Del resto mio padre vendeva libri per la UnEdi (Unione Editoriale) ed era anche lui un accanito lettore.
Ho cominciato a leggere verso i 4 anni. Abitavo a Siena; ci eravamo trasferiti da Gallarate perché, visti gli ottimi risultati che aveva ottenuto, avevano proposto a mio padre L'agenzia di quella meravigliosa città.
Tutte le sere, con mio nonno Giovanni, guardavo "Non è mai troppo tardi" con il maestro Manzi e devo a lui e alla pazienza di mio nonno se a quell'età sapevo già leggere, scrivere e fare i conti.
Nella casa dove abitavamo, parte di un ex convento, oltre all'ufficio di mio padre c'era un locale adibito a magazzino dove si trovavano i volumi utilizzati da mio padre per promuovere le enciclopedie che vendeva. Visto che non sono mai andato all'asilo ero sempre con mio nonno; al mattino passeggiata e giochi alla Lizza, giardino pubblico a pochi passi da casa al pomeriggio, dopo il riposino, nel magazzino a sfogliare volumi. Ricordo quanto mi piacessero Tuttitalia e Il milione enciclopedie, diciamo così, geografiche. E poi c'erano i giornali.
All'epoca mio padre acquistava tutti i giorni, al mattino il Corriere della sera e nel tardo pomeriggio La Notte. La domenica poi La domenica del corriere le cui copertine erano illustrate da Walter Molino allievo del grande Achille Beltrame.
Quando ci trasferimmo a Brescia avevo 7 anni e mio padre, che era un appassionato di fumetti (Tex, Zagor, Comandante Mark, Il piccolo ranger) cominciò a comprarmi Topolino e il corrierino dei piccoli dove c'erano i Puffi, Michel Vaillant, Cocco Bill di Jacovitti, Valentina Mela Verde con il fratello soprannominato Miura dalla mitica Lamborghini.
La passione per i fumetti è poi proseguita con L'Intrepido e Il monello. Adoravo Billy Bis e la sua Isotta Fraschini e mi piaceva molto anche Lone Wolf.
Ricordo la mia felicità quando mio padre mi regalò una collana di libri per ragazzi, se ricordo bene erano 40 che lessi e rilessi. Le avventure di Tom Sawyer e Piccole donne con relativi con i due successivi li avevo letteralmente consumati.
Naturalmente leggevo anche le "strisce" in particolare Sturmtruppen (la Piccola Fedetta Prussiana mi faceva impazzire) e i mitici Peanuts. Inutile dire che il mio preferito è Snoopy, un po' perché, come me, sogna di volare e combattere contro il Barone Rosso, e un po' perché prende tutto con filosofia e, fondamentalmente, trova sempre il lato positivo delle cose.


Quando ho letto il tema di questo mese nel post di Francesca per il lancio della sfida (qui) ho cominciato a pensare a quale collegamento letterario potevo rifarmi. Ho attivato anche Emanuela e lei subito mi ha lanciato l'idea dei Peanuts. All'inizio avevo pensato di rifarmi a un libro che parlasse di Che Guevara, in particolare, "I diari della motocicletta" ma non riuscivo a trovare una sintesi della personalità del Che. Non che fossi molto convinto nemmeno dei Peanuts ma più ci pensavo e più sentivo che in realtà la filosofia, l'ironia, la satira e la comicità contenuta nelle strisce sia molto rappresentativa di me.
Una volta deciso che il mio spunto erano Charlie Brown (da piccolo avevo anch'io la mia ragazzina dai capelli rossi) e Snoopy dovevo solo decidere gli ingredienti concludendo che due dovevano esserci sicuramente: la zucca (quante strisce sono state fatte con la zucca di Halloween) e, naturalmente, il burro d'arachidi. Non per niente si chiamano Peanuts. Ho poi deciso di aggiungere la farina di mandorle e mandorle a scaglie perché mi piacciono troppo. Ho poi utilizzato, al posto del previsto rum che avevo finito, l'Armagnac.


In questo post non potevo non mettere una strip dei Peanuts e dopo averci pensato a lungo ho deciso di inserire questa dove Lucy, per la prima ed unica volta, abbraccia di sua spontanea volontà Snoopy. Normalmente è quest'ultimo che che lecca o bacia Lucy e lei scaccia sempre con grandi urla. 


Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di novembre 2014


INGREDIENTI (per 6 muffin medi)
100 g di farina 00
50 g di farina di mandorle
50 g di zucchero di canna
Una punta di cucchiaino di bicarbonato
5 g di lievito chimico per dolci
Un pizzico di sale
Mezzo cucchiaino di cannella in polvere
Mezzo cucchiaino di zenzero in polvere
50 ml di latte
60 g di burro di arachidi
75 g di zucca cotta
Un cucchiaio di Armagnac
Un uovo medio
Mandorle in scaglie
Zucchero a velo

PREPARAZIONE
Pulire e tagliare circa 180-200 g di zucca. Metterla su una teglia coperta da carta forno e infornare a 160°C per circa mezz'ora trascorsa la quale toglierla dal forno e farla raffreddare. Quando la zucca avrà raggiunto la temperatura ambiente schiacciare la polpa con una forchetta fino ad ottenere un composto omogeneo.
Preparare dei pirottini da muffin (io delle formine da muffin in terracotta smaltata) imburrandoli e infarinandoli bene.
Accendere il forno a 190°C in modalità statica.
In una ciotola versare lo zucchero ed il burro di arachidi e lavorarli fino ad ottenere un composto omogeneo. Unire l'uovo, l'Armagnac, la zucca, il latte e mescolare bene per amalgamare il tutto.
In un'altra ciotola versare, setacciando, le farine, il lievito, il bicarbonato e il sale; aggiungere la cannella e lo zenzero e mescolare bene. Versare il composto liquido e dare non più di una decina di mescolate per amalgamare. Si deve ottenere un composto grumoso.
Versare il composto nelle formine riempiendole a circa 2/3. Seminare la superficie con le mandorle in scaglie.
Infornare immediatamente e dopo aver richiuso il portello del forno abbassare la temperatura a 180°C. Fare cuocere per circa 25 minuti. Una volta cotti toglierli dal forno e farli riposare 5 minuti quindi sformarli e porli a raffreddare su una gratella.
Servirli spolverizzati di zucchero a velo.

sabato 25 ottobre 2014

LASAGNA CON FARINA KAMUT


Lo so che fate fatica a crederlo ma, una volta, anch'io ero magro. Anzi ero quello che si suol dire tutto pelle e ossa. Poi ... tutto ebbe inizio.
Erano i primi di novembre di tanti anni fa. Avevo 9 anni. Da qualche anno abitavamo a Brescia ma tutti i nostri parenti vivevano a Gallarate e dintorni. All'epoca le scuole iniziavano il primo di ottobre e quando arrivava l'inizio di novembre si stava a casa 4 giorni. L'uno e il due (Ognissanti e i Morti) di precetto per la Chiesa, il quattro Festa Nazionale delle Forze Armate (era la ricorrenza della fine della I guerra mondiale) e il tre ... ponte. Come sempre eravamo andati a Gallarate per la visita ai cimiteri luoghi dove, in quei giorni, si incontravano persone che non si vedevano da anni anche se vivevano nel circondario. Figuriamoci mia madre e mio padre che vivevano in un altra provincia. E a pranzo, con i parenti i discorsi erano sempre del tipo (chiedo scusa ai milanesi per il dialetto raffazzonato ma in italiano renderebbe meno):
- Tal set che g'ho est al cimiteri?
- No. Dim
- El Giuan co la so mié
- Qual Giuan
- Ma se. El fiö del Carlino.
- Qual Carlino?
- El Carlino de Fern. Ch'el che gha spusat la fiola de Bep el soterù.
- Ah! Ch'el che il fradel lo mort a suldà.
- A proposit! Tal set chi l'è mort?
E così via. 
Eravamo dunque in quel di Gallarate e poco prima di ripartire per Brescia avevo cominciato ad avvertire dei forti dolori sul lato destro del basso ventre e mi era venuta la febbre. Chiaramente i suggerimenti a mia madre si sprecavano: dagli questo; no, dagli quest'altro. Alla fine, dopo avermi chiesto se il dolore era sopportabile, ha deciso che saremmo ritornati a casa immediatamente senza darmi nulla.
Giunti a casa dopo breve consulto telefonico con un medico amico di famiglia e, su suo consiglio, i miei genitori mi portarono al pronto soccorso dell'ospedale dei bambini che era a pochi isolati da casa.
Mi ricoverarono immediatamente e senza nemmeno rendermene conto la mattina presto ero già in sala operatoria. Appendicite acuta con rischio di peritonite.
Mi fecero un piccolo taglietto chiuso con due pinzette metalliche.
E cominciò la mia degenza. I primi giorni totalmente a digiuno senza bere neppure l'acqua. Mia madre mi umettava le labbra con un fazzoletto.
Cominciavo a sognare ad occhi aperti polli arrosto con le patatine, le lasagne di mia madre e tanto altro ben di Dio.
Dopo l'operazione mia madre voleva stare con me anche di notte per cui mi trasferirono dalla corsia alla cameretta privata che tanto privata non era visto che eravamo in 4 degenti per stanza.
Qui, oltre alla fame e alla sete, avevo un problema ancora più grande. Nella stessa stanza era ricoverato un bambino di 4-5 anni che era caduto, aveva battuto la testa ed era in osservazione.
La mamma di questo bambino mi sembra fosse napoletana o comunque da quelle parti ed era di una simpatia devastante. Sì devastante perché era un continuo parlare, fare battute, raccontare storielle divertenti che di per sè erano piacevoli se non fosse stato che ogni volta che mi mettevo a ridere le pinzette dei punti mi facevano ricordare la loro presenza e all'epoca la mia soglia del dolore era molto bassa. Ricordo che pregavo mia madre perché andassero fuori dalla stanza a parlare.
Intanto le visioni dei cibi erano diventati incubi perché l'unica cosa che mi davano da mangiare erano minestrine. Minestrine; più che altro pappette.
Ero stato operato al lunedì mattina e la suora caposala cercava di rincuorarmi dicendomi che la domenica avrei potuto mangiare qualcosa di "solido", probabilmente un risotto. Ora, se ti parlano di risotto tu pensi a quello che ti prepara la domenica la mamma, sempre nella stessa pentola, sempre un po' abbondante perché riscaldato alla sera è ancora più buono, sempre attaccato alla padella così da poter raschiare via la crosticina e oggetto di liti con mio fratello su a chi toccasse farlo.
Le visioni di pollo e lasagne erano quindi inframezzate dal risotto.
Finalmente arrivò la domenica e attendevo il benedetto risotto. A mezzogiorno sentii il carrello arrivare, vidi la suora entrare nella camera con i piatti in mano e mettermi davanti il risotto. Guardai il piatto e vidi un riso stracotto, leggermente brodoso e ... rosso. Non avevo mai mangiato il riso al pomodoro e nonostante la fame lo assaggiai appena giurando a me stesso che mai e poi mai avrei mangiato ancora il riso al pomodoro.
Mi dimisero il venerdì successivo e non ricordo cos'altro mangiai. Ricordo solo che continuavo a dire a mia madre quello che avrei voluto mangiare quando sarei tornato a casa, soprattutto le sue lasagne.
Da allora ho iniziato a non essere più il bambino pelle e ossa di prima ma mangiavo di più e mi irrobustivo. Irrobustirmi perché a ingrassare, come tanti, dopo il matrimonio; sia il primo che il secondo.
Probabilmente anche senza questa degenza sarebbe successo ma siccome si deve sempre cercare la scusante o il responsabile allora verdetto sia:
Ospedale dei bambini di Brescia Umberto I - COLPEVOLE